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(Cash on delivery) di Michael Cooney

Regia di Marco Cucciniello
Scenografie e Costumi di Carla Veneri
Luci e Fonica di Lorenzo Perria

con

Luca Bisaccioni (sig. Jenkins)
Laura Capaccioli (sig.ra Cowper)
Marco Ciabatti (Eric Swan)
Marco Cucciniello (Norman Bassett)
Natalia Cutini (Sally Chessington)
Valentina Nibbi (Brenda Dixon)
Claudia Pennucci (Linda Swan)
Francesco Scaccioni (zio George)
Simone Zacchi (Dr Chapman)

Periferia di Londra, marzo del 1985. Eric, in preda allo sconforto perché disoccupato già da due anni, assume una falsa identità per incassare indennità e sussidi, truffando così la Previdenza Sociale. Il flusso di pagamenti diventa ben presto incessante ed eccessivo al pari delle bugie del protagonista che, una volta redento, non riuscirà ad uscire facilmente dal groviglio di menzogne creato, neppure con l’aiuto di suo zio e dell’inquilino del piano di sopra. Un via vai frenetico di eventi e personaggi che darà vita ad una situazione sempre più surreale e dall’epilogo decisamente inaspettato. Una commedia degli equivoci, affatto banale, costellata di gag costituite soprattutto dagli escamotages cui Eric ricorre per cavarsi d’impaccio, scritta brillantemente da Michael Cooney figlio del più noto Ray, celebre commediografo britannico, dal quale eredita ironia, estro ed inventiva. Sono proprio questi ingredienti, di cui la commedia è pervasa, che hanno conquistato il regista che nella sua messa in scena riporta fedelmente la frenesia e l’impudenza dei dialoghi, tanto esilaranti quanto sconcertanti. Il suo scopo non è infatti solo far ridere il pubblico ma indurlo ad una piccola e leggera riflessione su un mondo fatto anche di falsi invalidi, presunti indigenti, incompetenti funzionari statali e sprechi di denaro pubblico. Forte è stata anche l’intenzione di riprodurre gli anni ’80, periodo in cui si svolge la vicenda, sia praticamente attraverso i colorati costumi di scena e le improbabili acconciature (per chi se lo è potuto permettere) sia teoricamente attraverso la riproduzione sul palco del periodo thatcheriano caratterizzato dall’iniziativa sociale volta ad invertire lo scontento popolare dovuto alla disoccupazione e alla recessione. Inutile aggiungere che la vicenda pur se ambientata in Inghilterra potrebbe riguardare benissimo uno dei tanti furbetti del nostro Bel Paese e che muove i suoi passi ai tempi d’oggi. Una storia datata ma contemporanea che ha giusto la presunzione di ironizzare sul sistema sanitario e previdenziale inglese od italiano che sia.

23 marzo 2019 TEATRO MODERNO di TEGOLETO (AR)